Neuroscienze, epigenetica e resilienza come contributi per una risposta ecologica all’Antropocene

I sentimenti sono collegati nella loro genesi con meccanismi
che li collegano alla coscienza, nei legami reciproci tra la
mente, il mondo esterno e il mondo interno dell’individuo, in
nel rispetto dell’omeostasi, che secondo Antonio Damasio è il
meccanismo che permette la conservazione dell’equilibrio
biochimico necessario per la vita.

Parole Chiave

Neuroscienze, epigenetica, resilienza , ecologia, antropocene

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Traduzioni

E’ disponibile la traduzione in inglese

SPAZI VERDI: VALORE PSICOLOGICO E RESILIENZA

SPAZI VERDI E BENESSERE

A molti studiosi del tema “Benessere nella città” è nota l’importanza della presenza di aree verdi. È utile a tale scopo puntualizzare quali sono le risposte del nostro corpo fisico e psichico alla situazione di stress. Lo STRESS è una risposta psicofisica a compiti anche diversi tra loro, di natura emotiva, cognitiva o sociale, che la persona percepisce come eccessivi. Riconosciuta la fonte dello stress si attivano centri corticali e subcorticali nel cervello (amigdala, ipotalamo), con produzione di adrenalina e noradrenalina che agiscono su corteccia, amigdala, ipotalamo, ipofisi e ghiandole surrenali, con emissione di cortisolo.

Parole Chiave

Spazi verdi, stress, benessere mentale e psichico, psicologia urbanistica, bambini, adulti, gruppi a rischio

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INFLUSSI DELL’ AMBIENTE COSTRUITO SULLA PERCEZIONE DELLA QUALITÀ DI VITA NELL’UTILIZZO DEGLI SPAZI URBANI

L’articolo riporta i risultati di una indagine riguardante i fattori che influenzano la percezione positiva e negativa degli utenti di una città, durante il loro muoversi in aree di pubblico accesso.
L’attenzione si concentra sul quesito riguardante quali usi dei suoli progettati – come parchi, piazze, strade e percorsi – possono essere percepiti stressanti
piuttosto che rilassanti.
L’indagine mira ad identificare gli spazi problematici ed a classificare significativi aspetti urbani in profili caratteristici. Inoltre, si deve prendere in
considerazione l’uso di spazi pubblici in differenti contesti di utilizzo.
L’articolo illustra metodologia e risultati di un sondaggio, al quale hanno partecipato 134 studenti della Technische Universität (TU) di Darmstadt (Università Tecnica di Darmstadt).

Negli spazi in esame furono individuati, come caratteristiche percepite come stressanti, alte emissioni di rumore, traffico elevato e carenza di verde.
Riguardo a stress o rilassamento, non è emersa nessuna correlazione con l’animazione del luogo e con il numero dei posti a sedere.

Caratteristiche come ampiezza, luminosità, grado di sicurezza e stato di costruzione non poterono essere analogamente collegate ad una elaborazione positiva o negativa dello stress.

I contesti di utilizzo dei luoghi durante il lavoro piuttosto che durante il tempo libero mostrano una interrelazione tra sensazione di stress e quella di
rilassamento, cosa che deve essere tenuta in considerazione.

I risultati confermano le esperienze della letteratura consultata. Inoltre forniscono una base per l’identificazione degli spazi problematici tramite le loro caratteristiche.

Con ulteriori indagini, le misurazioni psicofisiologiche potrebbero essere utilizzate per la valutazione oggettiva di tali fattori.

Parole chiave

pianificazione urbana, percezione dello spazio urbano, percezione dello stress, salute.

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INFLUSSI DELL’ AMBIENTE COSTRUITO SULLA PERCEZIONE DELLA QUALITÀ DI VITA NELL’UTILIZZO DEGLI SPAZI URBANI
Martin Knöll, Katrin Neuheuser, Joachim Vogt e Annette Rudolph-Cleff
(tratto da: Umweltpsychologie, 18, Jg., Heft 2, 2014, 84-103).
Traduzione ad opera della dott.ssa Marialfonsa Fontana Sartorio.

UN LUOGO DI RESILIENZA NELLA REALTA’ URBANA

L’esperienza di Nocetum ha una notevole importanza sia nell’ambito del sociale, come in quello della psicologia urbanistica, che studia il rapporto tra essere umano e lo spazio urbanizzato. Le ultime ricerche sul campo, che si avvalgono delle scoperte che emergono dallo studio sul cervello nell’ambito delle neuroscienze, riconoscono la stretta connessione tra ambiente urbanizzato e salute psichica (Umweltpsychologie, 18. Jg., Heft 2, 2014, 84-102): l’intervento dell’uomo sul territorio può ingenerare stress o rilassamento in chi si trova a viverlo. Per rigenerare “la città che uccide” (Corrado Beguinot, Human Rights and the City Crisis, 9th Tome, Series of Urban Studies, Giannini Napoli, 2012), che è comunque composta da esseri umani, è necessario individuare ciò che nella città “uccide”, per poter trasformare il mortifero in occasione di crescita e cambiamento.

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UN LUOGO DI RESILIENZA NELLA REALTA’ URBANA
(tratto da: NOCETUM, cristiani vivi nella città, anno xv, n. 1 maggio 2018, p.9)

Partecipazione a convegno SIEP IALE It – RESILIENZA NELLA CITTA’



SOLO DOPO UNA CATASTROFE 
O POTENZIALITA’ DI BASE?

Anche la città, come espressione di esseri umani, possa presentare nel suo svilupparsi la dinamica della resilienza, non soltanto dopo eventi traumatici, ma come dimensione di base che può essere facilitata più o meno nel suo sviluppo?

Slides dell’intervento

dr. Marialfonsa FONTANA SARTORIO
prof. ing. Gianluigi SARTORIO



RESILIENZA NELLA CITTA ’
SOLO DOPO UNA CATASTROFE 
O POTENZIALITA’ DI BASE?

convegno SIEP IALE It
Asti , 26 – 28 maggio 2016

SVILUPPO URBANO E RESILIENZA NELLA CITTA’ IN CRISI

Le moderne città non sono state in grado di stare al passo con le sfide poste dal processo di globalizzazione.

L’annullamento delle dimensioni spaziale e temporale, provocato dall’eccessivamente rapido sviluppo tecnologico dei media e dei trasporti, hanno reso l’informazione un prodotto di rapido consumo che circola viralmente per tutto il globo, indifferente alle culture e alle storie locali, e il concetto di spazio non si riferisce più ad un luogo “identitario, relazionale e storico” (Augè), ma alla possibilità di raggiungerlo ed appropriarsene.
Allo stesso modo, gli interessi di mercato oltrepassano i confini (e la sovranità) degli Stati, passando così l’economia dalla logica del welfare alla logica del profitto.

Infine, l’abbattimento delle distanze e la concentrazione dei flussi economici – insieme agli interessi politici ed economici di diversi soggetti – portano ad un incremento esponenziale dei flussi migratori dai paesi più poveri a quelli più ricchi e dalle campagne alle città.

Tutti questi fattori provocano svariate e nefaste conseguenze, tra le quali il collasso delle identità culturali, riferimento indispensabile ad ogni individuo per definire la propria identità e per posizionarsi rispetto al gruppo sociale.

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SVILUPPO URBANO E RESILIENZA NELLA CITTA’ IN CRISI
(tratto da: Corrado BEGUINOT, Un manifesto Un concorso, the Right to the City for All, 34/Tenth Tome, Series of Urban Studies, Giannini, Napoli, 2014)

LA CITTÀ DAL VOLTO UMANO: QUALE FUTURO?

L’incremento degli insediamenti umani verificatosi dopo il 1950 ha confermato le proiezioni di oltre cinquant’anni fa. Allora vi erano solo due mega-città (ovvero due metropoli con oltre 10 milioni di abitanti): Londra con 12 milioni e Tokio con 11 milioni; entro il prossimo decennio, se ne conteranno più di trentacinque: solo in Cina, saranno sette. Le dimensioni demografiche e spaziali di tali agglomerati urbani sono in continua crescita e comportano imprevedibili fenomeni di concentrazione insediativa, di congestione nella mobilità e nei consumi e di degrado ambientale dilagante.

I ritmi di crescita risultano eccessivamente veloci per poter adeguatamente programmare, pianificare e governare lo sviluppo sostenibile del territorio. Stime delle Nazioni Unite (U.N.) indicano che attualmente la metà della popolazione mondiale è concentrata all’interno del tre per cento della superficie terrestre e che a metà del XXI secolo la popolazione urbana raggiungerà i due terzi di quella totale; in particolare tale crescita si manifesterà nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Asia ed in Africa ove le amministrazioni locali si troveranno davanti a sfide estreme.

Gli effetti di tale tendenza in atto sono riassumibili nel termine omnicomprensivo di “stress ambientale”, che comprende un ampia gamma di gradazioni: dall’ impatto sull’ambiente naturale dovuto all’artificialità di un ambiente urbano dotato di salubrità e benessere ove l’individuo opera e si muove a proprio agio, alla situazione ove il logorio di vita quotidiana matura in un ambiente sovraffollato, malsano e degradato tanto da compromettere l’equilibrio dell’individuo in forme sempre più acute, fino a colpire il più profondo livello psichico-fisico della persona.

Le previsioni più recenti non contemplano inversioni di tendenza per il prossimo decennio e sembrano confermare che, a livello mondiale, ogni realtà urbana sarà coinvolta dalle dinamiche scatenanti ed indotte da un fenomeno di mobilità demografica manifestamente a scala globale, propria dei nostri tempi.

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LA CITTÀ DAL VOLTO UMANO: QUALE FUTURO?
(tratto da: Corrado BEGUINOT, Human Rights and the City Crisis, 33/Ninth Tome, Series of Urban Studies, Giannini, Napoli, 2012)

L’APPORTO DELLA PSICOLOGIA ALLA CITTA’ MULTIETNICA

alla luce dei più recenti studi delle neuroscienze

Il presente contributo vuole essere una proposta per un lavoro sincretico tra un nuovo umanesimo, le più recenti scoperte ed indagini psicologiche, che si avvalgono del metodo scientifico e che si basano sulle recentissime tecniche di neuroimaging, e le urgenti necessità della pianificazione urbana. Si cerca perciò di delineare possibili linee guida, che possano aiutare il pianificatore a prendere in considerazione i bisogni psichici dell’essere umano, nel suo vissuto come fruitore della città, sia nel rispetto della sua realtà interna psichica, sia considerando gli ineludibili condizionamenti della progettazione.

Vi è una continuità storico-culturale nel mondo occidentale, che “contamina” il pensiero europeo antico, mediterraneo e nordico, con il sapere mediorientale: mi riferisco agli apporti culturali del mondo arabo omayyade, che dalla Spagna fluirono nell’occidente, e che si rispecchiano anche nella cultura letteraria, come nel “Parsifal” di Wolfram von Eschenbach e nei secoli successivi nell’opera di Gotthold Ephraim Lessing (“Nathan il Saggio”), che influenzò l’opera di Goethe.

Oltre a ciò si devono ricordare tutti i contatti che il mondo mediterraneo ebbe durante l’Ellenismo e nei primo secoli dell’era cristiana con le culture dell’Estremo Oriente, che sfociarono nella cultura del Gandhara.
La struttura della città ha sempre rispecchiato la cultura della società che la realizzava. Dalle città senza strade, come Chatal Huyuk, alle città sacre dell’Egitto e dei Maya centrate sulla sacralità del Divino, alla Urbs Romana, espressione della grandiosità dell’Impero, alle progettazioni del neo-classicismo pervase di conoscenze esoteriche, come la costruzione di El Escorial dell’architetto Herrera, fino alle metropoli dei tempi nostri. La città quindi è sempre stata espressione nella pietra di contenuti nascosti, che esprimevano lo spirito del loro tempo e contemporaneamente agivano sulla psiche dei propri abitanti.

Già da decenni sono attivi studi che hanno cercato di collegare le attività fantasmatiche e percettive della psiche umana alla progettazione, nel tentativo di individuare le connessioni tra l’interno dell’uomo e il suo habitat.
E’ sempre più viva e pressante la richiesta di arrivare a definire delle informazioni che possano meglio aiutare la progettazione ad essere più vicina ai bisogni dell’essere umano, e che si basino su conoscenze e osservazioni scientifiche. Nasce così la domanda di come collegare i risultati di questi nuovo ambiti della ricerca sul funzionamento della psiche e del cervello, dovuti alle tecniche neuroimaging, alla progettazione urbana, tale da rendere sempre più “umana” e vivibile la città.

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L’APPORTO DELLA PSICOLOGIA ALLA CITTA’ MULTIETNICA, alla luce dei più recenti studi delle neuroscienze
(tratto da: Corrado BEGUINOT, Human Rights and the City Crisis, 33/Ninth Tome, Series of Urban Studies, Giannini, Napoli, 2012)

Le carteTRUST di Christa DIEGELMANN e Margarete ISERMANN e il saggio di Jung “LA SINCRONICITÀ COME PRINCIPIO DI NESSI ACAUSALI” – di Marialfonsa Fontana Sartorio.

Nella mantica l’uso di speciali strumenti (legnetti, viscere di animali, ecc.) preposti a questo scopo è presente in differenti modi, in molte culture antiche;
tale modalità è stata quasi sempre liquidata come superstizione senza valore dalla cultura corrente.

Ciò che distingue le predizioni divinatorie dalle previsioni scientifiche è l’assenza nelle prime di una causalità dimostrabile tra il segno interpretato e il risultato previsto. Infatti prima dell’avvento del metodo scientifico, qualunque tipo di previsione ricadeva nell’ambito della divinazione.

Con lo sviluppo delle scienze naturali – e la conseguente affermazione e sistematizzazione delle variabili che determinano la metodologia dell’indagine scientifica – è stato possibile prevedere alcuni eventi in modo più o meno preciso, come le eclissi, il clima e le eruzioni vulcaniche.

Attualmente queste previsioni …

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Le carteTRUST di Christa DIEGELMANN e Margarete ISERMANN e il saggio di Jung “LA SINCRONICITÀ COME PRINCIPIO DI NESSI ACAUSALI” – di Marialfonsa Fontana Sartorio.